Galleria Mirabili
Italian design furniture
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MIRABILI

La collezione MIRABILI viene presentata per la prima volta a Prato nel 1986, nello storico Palazzo Datini, catalogo Electa e Patrocinio degli Assessorati alla Cultura del Comune di Prato, della Provincia di Firenze e della Regione Toscana. Successivamente ha esposto, su invito, al Centre George Pompidou di Parigi, alla Biennale d’Arte di Sidney, ad “ Abitare il Tempo” (Verona), nel Groninger Museum, all’Accademia Italiana di Londra, a “das Goldenezeitung” (Stoccarda), nel Museo Ideale Leonardo da Vinci, nell’Art Museum di Denver, al Frankfurter Kunstverein, alla Stiftung Villa Stuck di Monaco, al Museo d’Arte Moderna di Lubiana e al Museo Marino Marini di Pistoia.

Gianni e David Overi
Gianni e David Overi

Il messaggio che MIRABILI intende portare avanti coinvolge Artisti e Designers di chiara fama, scelti per le loro particolari attitudini e per il loro mondo poetico.Si tratta di una Collezione che si propone di comunicare con l’arte, per visioni ed emozioni: una qualità che ne legittima la significativa presenza nei musei, nelle gallerie e presso collezionisti qualificati.
Sergio Cammilli

La nuova arte libera è sempre più quotidiana anche se sognante e poetica; è mercuriale anche perchè applicata senza pregiudizi e diffusa senza inibizioni negli ambienti vissuti. Sempre più corrisponde all’idea e agli Ideali della Necessità. Entra nelle abitazioni non solo per essere guardata, ma anche per interagire nella vita e con i desideri delle persone ; non solo per decorare ma anche per animare; non è confinabile in cornice o sul piedistallo e lancia una sfida: per introdurre frammenti di utopia estetica, al di là del tempio delle Muse, nella casa dell’uomo. MIRABILI nasce alla metà degli anni ‘80 come sintesi delle esperienze e delle intuizioni di Sergio Cammilli, protagonista dagli anni ‘60 del design italiano. L’interscambio con altri esperti e artisti ha dato vita a un laboratorio teorico, pratico e produttivo come primo originalissimo fenomeno per rinnovare, anche con il sentimento moderno dell’antico, l’Arte d’Abitare.
Alessandro Vezzosi

Arredi d'eccezione.
Gillo Dorfles intervistato da Paolo Minetti per "MIRABILI Arte d'Abitare".

Come vede oggi le case che visita, osservando l’arredo dal suo punto di vista?
Tutto dipende dal gusto dell’arredatore. Ricordo, ad esempio, in casa di Alberto Savinio, ben noto artista, una lampada decisamente kitsch, che teneva sotto una campana di vetro. E proprio perché era un oggetto decisamente kitsch questa finiva per rendere più affascinante l’arredo della sua casa. Un artista può permettersi di usare un oggetto kitsch volontariamente.
Gli “arredi d’eccezione” di questo catalogo sono stati creati da architetti e da artisti. Cosa pensa del loro inserimento in un ambiente domestico?
Tutti noi, nella nostra vita, abbiamo avuto il desiderio di avere dei mobili cui affezionarci e spesso il mobile diventa una specie di animale domestico. Come ci affezioniamo a un gatto o a un cane ci affezioniamo a quel tavolo, a quella credenza, che possono essere opere d’arte, oggetti stravaganti o artigianali o anche trovati per caso da qualche robivecchi. Nella scelta di opere di questo catalogo noto un’estrema varietà. Alcuni mobili sono di grande interesse per la fantasia con cui sono stati ideati, altri invece sono interessanti in quanto opere di artisti e architetti che hanno fatti mobili in maniera insolita. Non essendo veri e propri designer, hanno trasfuso in essi qualità della loro arte – pittura, scultura, architettura – che per solito non si trovano nel mobile consuetudinario. E non c’è dubbio, ci si affeziona di più a un mobile eccezionale che a uno consuetudinario.
Che interesse vede per un mobile fatto da un artista, da un creatore?
Ci sono mobili molto speciali, come quelli di Carlo Mollino o di Gaetano Pesce, per fare qualche esempio, che sono anomali ma che costituiscono veramente un esempio fuori della norma, di grande interesse.. Anche tra i mobili di questa collezione ci sono alcune cose di estremo interesse, perché rispecchiano la mentalità di architetti e artisti come Mendini, come Sottsass, come Ceroli. D’altronde, c’è sempre il pericolo di uscire da quella che è una delle leggi del design, perché il mobile deve essere anche utilizzato, deve avere una sua funzionalità. Alle volte questi mobili non hanno quella funzionalità che devono avere e allora non si possono più considerare tali, piuttosto oggetti “artistici”.
Che differenza c’è tra i mobili di Alvar Aalto, di Le Corbusier, ad esempio, e quelli creati da artisti?
Ci sono architetti come Aalto, Le Corbusier, Saarinen, che hanno fatto mobili estremamente interessanti. Poi ci sono artisti che sono stati invitati a fare mobili senza avere quelle conoscenze del design che permettono di fare un mobile interessante dal punto di vista estetico ma anche funzionale dal punto di vista pratico. È accaduto di alcuni mobili realizzati da Meta Memphis, per la quale alcuni artisti – Pistoletto, Bagnoli ecc. ecc. – che non avevano una preparazione tecnica progettarono soltanto dei mobili paradossali. O come nel caso di Ceroli, in cui uno scultore notevole ha fatto una serie di mobili che sono da considerare come sculture.
Come ci si può comportare, per quanto riguarda il gusto, davanti a mobili come questi?
È un problema molto importante. Non bisogna dimenticare che quel cattivo gusto che, per solito, va sotto il nome di kitsch, vale a seconda del contesto. Prendiamo per esempio il caso di Max Ernst, grandissimo pittore e scultore surrealista. Se consideriamo il suo mobile all’infuori della sua produzione artistica, questo può essere considerato come appartenente piuttosto al kitsch che all’arte. Ci sono tuttavia anche designer di grande qualità che, progettando un mobile, cadono in quel tipo di gusto che è molto spesso contagiato dal kitsch.
Occorre saper scegliere e saper indicare, dunque, il mobile che diventa scultura e l’oggetto di design.
Certo. E chi li espone deve anche, in un certo senso, “ammaestrare” l’architetto e l’arredatore, insegnare loro a scegliere il mobile adatto all’appartamento che vogliono decorare. Bisogna fare una distinzione tra quello che è un arredamento di buon gusto, che può avvalersi anche di mobili d’eccezione, e quello che è un arredamento che usa questi mobili d’eccezione in maniera, diciamo così, non appropriata. Un mobile come quello di Ceroli, che va benissimo in un determinato ambiente, per fare un esempio, non andrebbe bene in un altro, neoclassico o barocco. E questa serie di mobili mi pare molto istruttiva, in un certo senso, perché permette di avvicinarsi ad artisti molto importanti e di distinguere in particolare quali siano adatti a un determinato ambiente e quali no.
Milano 21.3.2007

Aurelio Amendola, Roberto Barni, Luciano Bartolini, Miguel Berrocal, Remo Buti, Sergio Cammilli, Arduino Cantafora, Marika Carniti Bollea, Mario Ceroli, Fabrizio Corneli, Paola Crema, Francesco Cuomo, Fabio De Poli, Pietro Del Vaglio, Max Ernst, Roberto Fallani, Andrea Granchi, Franco Guerzoni, Stephan Huber, Massimo Listri, Marco Lodola, Alessandro Mendini, Adolfo Natalini, Luigi Ontani, Paolo Portoghesi, Barbara Pratesi, Franco Purini, Andrea Rauch, Angelo Rinaldi, Oreste Ruggiero, Denis Santachiara, Ettore Sottsass, Giampaolo Talani, Carla Tolomeo, Urano Palma, Laura Villani.

The MIRABILI collection was presented for the first time in Prato in 1986 in the historical Datini Palace with a catalogue by Electa and sponsored by the Councillorship for Culture of the Council of Prato, by the Province of Florence and by the Tuscan Region. Subsequently it has been shown, upon invitation, at the George Pompidou Centre in Paris, at the Biennial Art Exhibition in Sydney, at the exhibition "Abitare il Tempo" in Verona, in the Groninger Museum, at the Italian Academy in London, at "das Goldenezeitung" in Stuttgart, in the Museo Ideale Leonardo da Vinci, in the Denver Art Museum, at the Frankfurter Kunstverein, and at Stiftung Villa Stuck in Munich, Museum of Modern Art Ljubljana and Museum Marino Marini Pistoia.

The message that Mirabili intends to portray involves well-known artists and designers, selected for their particular gifts and their poetic world, lending an innovative and sensitive contribution to the cultural image of the habitat as "Art of Living". It is a collection which wants to communicate with art, by means of visions and emotions: a quality that justifies its meaningful presence in museums, art galleries and in collections of qualified collectors.
Sergio Cammilli

New free art is becoming an everyday item, even though it is abstract and poetic; it is changeable in that it is applied without prejudices and circulated without inhibitions through living spaces. It corresponds ever more to the idea and ideals of need. It enters dwellings not merely to be looked at, but also to interact in the life and with the wishes of people; not only to decorate but also to animate; it cannot be confined to a frame or a stand, and its challenge is to introduce fragments of aesthetic utopia beyond the temple of the Muses, into the home of man. MIRABILI was created in the mid eighties as the synthesis of the experiences and perceptions of Sergio Cammilli, a protagonist of Italian design of the sixties. Interaction with other experts and artists gave life to a theoretical, practical and productive laboratory, as an initial and highly original phenomenon in renewing the Art of Living with a modern feeling for the old.
Alessandro Vezzosi

Exceptional furnishings.
Gillo Dorfles interviewed by Paolo Minetti for "MIRABILI Arte d'Abitare".

How do you see the houses you visit form the point t of view of furnishings?
All depends on interior decorator’s taste. For example I remember I saw in Alberto Savinio’s home, a well known artist, an undoubtedly kitsch lamp that he kept under a bell-glass. The fact that such lamp was an undoubtedly kitsch piece-of-furniture, ended up by making the furnishings more charming. An artist can allow himself to use a kitsch piece-of-furniture of his own free will.
“Exceptional furnishings” included in this catalogue have been created by architects and artists. What do you think of their insertion in a domestic space?
We all, during our life, had the desire to have some furniture to love. Furnishings become often a kind of domestic animal. As we love a cat or a dog, we love that table or that dresser as well, that can be a work of art, peculiar or craft made, or that can even come from some second-hand dealers. Looking at the works from this catalogue I see a great variety. Some furnishings are very interesting thanks the fantasy they were created with, other are interesting since are works of artists and architects creating furnishings in an uncommon way. Since they are not pure designer, they gave them the quality of their art – painting, sculpture, architecture – that usually can not be found in usual furnishings. And it is beyond doubt that you love more exceptional furnishing rather than usual one.
Which interest do you see for a piece-of-furniture realised by an artist, a creator?
There are very special furnishings, such as those by Carlo Mollino or Gaetano Pesce, just to give some examples, that tare anomalous, real peculiar, but very interesting. Even among the furnishing of this collection there are pieces of great interest because they reflect the mentality of architect and artists such as Mendini, Sottsass, and Ceroli. On the other side there is the danger to loose one on the rules of design, because the furniture must be also used, must be functional. Sometimes these furnishings are not functional and therefore can not be considered anymore as furnishings, but as “artistic” pieces.
Which is the difference among the furnishings created by Alvar Aalto, Le Corbusier, and, for example, those realised by artists?
There are architects such as Aalto, Le Corbusier, and Saarinen, who realised very interesting pieces-of-furniture. There are artists who were asked to realised furnishings without having the knowledge of design that allow to create an interesting piece-of-furniture from the esthetical point of view and also functional from the practical point of view. Some pieces-of-furniture realised by Meta Memphis, for which some artists such as Pistoletto, Bagnoli etc. who were not sufficiently prepared for, designed only bizarre furnishings. Or, in case of Ceroli, a great sculptor realised a series of pieces-of-furnishing that can be considered sculptures.
What about the taste in front of furnishings like these?
It is an important problem. You must not forget that bad taste that is usually known as kitsch varies according to the situation. Let’s consider for example Max Ernst, great surrealist painter and sculptor. If we consider his furnishings out of his artistic production, they can be considered kitsch rather than artistic. But there are also high level designers who when realise a piece-of-furniture are often influenced by kitsch.
You need to know how to choose, show, the piece-of furniture that becomes sculpture and design object.
Correct. And those who exhibit them must, in a certain sense, “teach” the architect and interior designer to choose the piece-of-furniture suitable for the flat they want to furnish. You must distinguish between the good taste flat, that can also be equipped with exceptional pieces-of-furniture and the furnishing using such pieces-of-furniture in an inconvenient way. A piece-of-furniture by Ceroli, which is perfect for a special contest, could not be suitable for another neoclassic or baroque contest. This series of furnishings is in my opinion very instructive because it allows to get close to important artists and to see who is good for a special contest.
Milan 21 March 2007

Prof. Paolo Minetti
collaborazione di Pierpaolo Rinaldi
“Una certa idea dell'arredamento, cosiddetto moderno”, scrive Ettore Sottsass, che sia “accettabile come metafora di una nuova possibile esistenza”. Questo il punto di partenza di “Mirabili”, un percorso iniziato negli anni Ottanta da Sergio Cammilli, “sismografo del design” secondo Alessandro Mendini, che l'ha portato a ricreare, come aggiunge Paolo Portoghesi, il “rapporto di sinergia creativa che ha legato gli uni agli altri committenti e artisti nelle grande epoche della storia della cultura”. Un percorso tra arte contemporanea, architettura e arredamento che prosegue oggi con David e Gianni Overi per portare nella casa oggetti che siano un punto di contatto “tra l'assoluto dell'arte e il quotidiano degli arredi domestici”.
Da decenni si cerca di superare il feticcio dell'opera “unica” e il tema della riproduzione dell'oggetto d'arte ha conosciuto – nell'epoca, com'è noto, della sua riproducibilità tecnica – fortune alterne. Se infatti la classe operaia non ha aperto la propria porta all'esperimento utopista che negli anni Sessanta ha portato all'invenzione del multiplo, l'acciaio di famose caffettiere che brilla intatto ormai da tempo in moltissime cucine rivela che una qualche forma di “arte di massa” è entrata almeno dalla finestra della classe media. Se il bollitore dell'architetto è stato comprato per la bellezza delle sue forme e non viene mai usato, questo può voler dire che più che come un oggetto di design lo si vive come una piccola scultura “multipla”. L'arte nata per la dimora e finita nei musei sa trovare, dunque, i modi per tornarvi.
Raccontano che ad un pittore venne chiesto quale fosse la differenza tra un quadro e una scultura, e che questi rispose che la scultura è qualcosa contro cui si va a sbattere quando si arretra per vedere meglio un quadro. Ad un famoso “architetto-artista” fu chiesto invece quale fosse la differenza tra architettura e scultura, e si narra che questi – famoso proprio per gli aspetti “scultorei” delle sue architetture – rispose scherzando che negli edifici che progettava era sempre prevista la presenza di un bagno. Il bagno quindi come simbolo ironico della presenza umana, di un corpo che in quegli ambienti dimora mentre invece è bandito, come sappiamo, dalle installazioni dell'arte contemporanea. Ma se teniamo presente l'importanza del corpo umano nell'arredo e vogliamo allontanarci dalla ricerca della semplice funzionalità, dal desiderio di un oggetto che entri a far parte delle nostre vite quotidiane come la tessera di un puzzle, da un elemento d'arredo pensato da un artista vogliamo qualcosa di diverso. Non cerchiamo un oggetto che s'inserisca nelle nostre case senza soluzione di continuità ma che, al contrario, porti con sé la testimonianza di un fare artistico.
Qualcuno potrà pensare che chi si esprime soprattutto attraverso il mezzo della pittura possa in questo ambito essere in qualche modo avvantaggiato. La felice ossessione di alcuni artisti li porta, infatti, ad appropriarsi attraverso il gesto della pittura – dai treni di propaganda della rivoluzione russa agli inizi del Novecento alle auto di alcuni “poveristi” negli anni Ottanta – persino di oggetti che difficilmente potremmo pensare interessanti per un artista come i mezzi di trasporto. È interessante, perciò, osservare alcuni dei modi con cui artisti e architetti hanno affrontato un tema apparentemente così lontano dall'opera d'arte, così come viene comunemente concepita, come quello dell'oggetto domestico.
Le vaste campiture e i colori netti di Fabio De Poli sono il segno che contraddistingue la serie Fly – credenza, sedie, sgabelli, consolle, tappeti – così come il letto Airone dall'importante testiera sagomata. Le stampe su alluminio di Aurelio Amendola giocano – come Marino Marini-Cavallo e Cavaliere – sullo scarto tra il titolo e il soggetto dell'opera, mentre le luci drammatiche sottolineano le emozioni espresse dai volti dei busti di Franz Xavier Messerschmidt che Massimo Listri ha scelto come tema della sua serie Fisiognomica.
Le lampade di Marco Lodola, come Medaglie e Voyeur, hanno un neon all'interno, sagomato e soffiato a mano, che fa brillare le loro campiture di colore violento. Sono vere e proprie sculture luminose che, come in Love, Musical e The End, declinano con decorazioni ad aerografo o pellicole viniliche la visione di Lodola del tema del letto.
In Hurqalya (1985) di Luciano Bartolini un intarsio policromo trasforma la superficie del tavolo, un piano che in Inti Huatana di Fabrizio Corneli diventa, grazie a uno gnomone di bronzo, una meridiana a citare il rito che nei mari del Sud celebra il solstizio invernale. Roberto Barni e Adolfo Natalini trasformano invece il mobile attraverso la metamorfosi di alcune parti dell'oggetto: nei Servi Muti del primo le zampe del divano diventano piccole figure umane di bronzo, mentre nello scrittoio Amanuense, nella consolle Manutengolo e nel tavolo Mantenuto del secondo le mani di bronzo escono dal piano, simulando il corpo, a reggere fisicamente gli elementi portanti della struttura. Quattro amorini scultorei, dai bagliori d'argento, invece, sostengono il volume minimal di Torre della memoria di Stephan Huber.
La felice longevità creativa di Ettore Sottsass lo ha portato ad attraversare molte stagioni del design. Le sue grandi ceramiche, nate dal segno della matita colorata, sono ironici totem geometrici dalle tinte brillanti come Odalisca, Chocolat e Menta (1985) o pastello come Clair de lune. Vere e proprie architetture domestiche sono la credenza-libreria Infanzia berlinese (1986) di Arduino Cantafora, in legno di ciliegio e sormontata da una lanterna d'ottone, e i Mobili metafisici di Alessandro Mendini, le cui geometrie primarie contrastano felicemente con il color rosa antico delle superfici. Nei tavoli Prospettica e Chigiano di Paolo Portoghesi a sostenere il piano, di marmo o di cristallo, troviamo citazioni dell'architettura barocca, mentre agli angoli dell'avvolgente Quartetto di Franco Purini, un letto "pensato come un edificio", svettano pareti azzurre ritmate da finestre come costruzioni nate da un sogno razionalista.
Con Max Ernst – "il più surrealista tra i pittori surrealisti" per Giulio Carlo Argan – il letto diventa un'isola incantata, un ambiente a sé stante all'interno della stanza: una gabbia dorata e un tempio al tempo stesso, uno spazio arricchito dal segno dell'artista nelle serigrafie e nel decoro della coperta di visone. Il letto Imperial, di Roberto Fallani, è un cubo tecnologico che cita le cortine barocche con le fibre ottiche che lo chiudono su cinque lati e che affida il senso della meraviglia al mutare della luce che queste diffondono nell'ambiente.
Mario Ceroli continua lungo il percorso – cominciato già nel 1975 con gli arredi della chiesa del Consorzio di Porto Rotondo e proseguito nel 1987 nella chiesa di Santa Maria del Redentore di Roma, progettata da Pier Luigi Spadolini – con l'Istituto superiore di polizia di Roma, per il quale ha realizzato gli arredi della cappella e dell'auditorium. Ma “Mirabili” – scrive – ha realizzato anche le sue “sculture usabili, che possono essere toccate”, come la sedia Mobili nella valle, dalle suggestioni dechirichiane, e tavoli come Rosa dei venti, che riporta gli arredi monumentali a una dimensione domestica. I letti come Bocca della verità e Ovali coniugano l'imponenza scultorea delle forme con il rigore del materiale con cui sono costruiti, il legno di pino grezzo che da decenni è una delle cifre stilistiche dell'artista.
Il mitologico Helioendimio di Luigi Ontani si trova tra il sole e la luna. Il primo è barocco, dorato, alato: è la testiera del letto, che fissa davanti a sé con uno sguardo luminoso e monocolo. La seconda è argentea e dalle curve delicate e chiude il mobile all'estremità opposta. Entrambi scolpiti nel legno, portano con sé il segno visionario dell'artista e sono separati dal blu intenso della coperta del cielo stellato, intessuta da ricami d'oro.
Genova, 21.03.2007

Paolo Minetti
In cooperation with Pierpaolo Rinaldi
“A certain idea of so called modern furnishing”, writes Ettore Sottsass that is “acceptable as metaphor of a new possible existence”. This is the starting point of “Mirabili”, a route started in the 80s by Sergio Cammilli, “seismograph of design” in Alessandro Mendini's opinion, that brought him to search, as Paolo Portoghesi says, the “relationship of creative synergy that bound together costumers and artists in the great époques of the history of culture”. A route trough contemporary art, architecture and interior decoration that continue today with David and Gianni Overi in order to bring home some objects that are a point of contact “between the art absolute and everyday life in pieces-of-furniture”.
  Years long people tried to get over the fetish of “unique” work and the theme of the reproduction of the object of art, through the time had – in the time of its technical reproduction – variable success. If the working class never opens its door to utopian test that during the 60s brought to the invention of multiple, the steel of famous coffee makers shining for a long time in many kitchens reveals that a sort of “mass art” entered in a certain way the middle class. Is the kettle by the architect was bought because the beauty of its shape and it is never used, it might mean that it is considered a small “multiple” sculpture rather than a design object. The art conceived for houses and closed in museums can, therefore, the way to come back home.
They tell about a painter who was asked which is the difference between a painting and a sculpture and who answered that the sculpture is something you crash against when you move back in order to see better a painting. A well-known “architect-artist” was asked which is the difference between architecture and sculpture. They tell he – famous thanks the “sculptural” aspect of his architecture – answered, joking, that in the building he designed he always foresaw a bathroom. Bathroom therefore as ironic symbol of human presence, of a body that lives in those rooms while it is put aside, as we know, from contemporary buildings. But if we consider the importance of human body in furniture and we want to go far from the search of the simple functionality, from the desire of an object that becomes part of our everyday lives as it was a piece of a puzzle, from a piece-of-furniture thought by an artist, we want something different. We do not look for an object entering our homes without interruption, but, on the contrary, that brings the testimony of the art.
Someone could think those who express through painting can take advantage from it. The happy obsession of some artists bring them to appropriate through painting – from propaganda trains of Russian revolution at the beginning of the XXIst century to the cars of some “povertists” during the 80s – even of objects, such as means of transport, that can hardly considered interesting for artists. It is interesting to see how artists and architects faced a theme, such as the domestic object, that is apparently distant from work of art, as it is considered.
The wide backgrounds and the sharp colours by Fabio De Poli are the marking signs of the series Fly – dressers, chairs, stools, consoles, carpets – as the bed Airone marked out by the important shaped head. The prints on aluminium by Aurelio Amendola play – as Marino Marini-Cavallo e Cavaliere – on the difference between title and work subject, while the dramatic lights emphasize the emotions expressed by busts' faces by Franz Xavier Messerschmidt that Massimo Listri chose as theme of his series Physiognomy. The lamps by Marco Lodola, such as Medaglie and Voyeur, have shaped and blown neon inside that makes their sharp coloured backgrounds shine. They are pure shiny sculptures that, like in Love, Musical and The End, show with spray gun decorations or vinyl films Lodola's opinion on bed theme.
In Hurqalya (1985) by Luciano Bartolini a polychrome inlay turns table surface, a plane that in Inti Huatana by Fabrizio Corneli becomes, thanks to a huge bronze gnome, a meridian that cites the rite that in southern seas celebrate winter solstice. Roberto Barni and Adolfo Natalini turns the piece-of-furniture through metamorphosis of some part of the object: in Servi Muti of the first sofa's legs become small bronze human figures, while in writing desk Amanuense, in console Manutengolo and in table Mantenuto of the latter the bronze hands come out of the plan, simulating the body, supporting the bearing elements of the structure. Four silver rays sculptural Cupids support the minimal volume of Torre della memoria by Stephan Huber.
The happy longevity of Ettore Sottsass brought him to cross many designs periods. His great pieces of pottery, born from his coloured pencil, are ironic geometric bright totem such as Odalisca, Chocolat and Menta (1985) or pastel such as Clair de lune. Pure domestic architecture are dresser-library Infanzia berlinese (1986) by Arduino Cantafora, made of cherry wood and surmounted by a brass lamp, and Mobili metafisici by Alessandro Mendini, whose primary geometric clash happily with the ancient pink colour of the surface. In tables Prospettica andChigiano by Paolo Portoghesi you can find recall to baroque architecture to support the plane made either of marble or glass, while at the corners of the wrapping Quartetto by Franco Purini, a bed “thought as a building”, stand out blue walls marked by windows, as coming from a rationalist dream. With Max Ernst – “the most surrealist among the surrealist painters” in Giulio Carlo Argan's opinion – the bed is an enchanted isle, a space apart in the room: a golden cage and a temple at once, a space enriched by artist's sign in serigraphy and decoration of mink blanket. The bed Imperial, by Roberto Fallani, is a technological cube that recalls the baroque curtains by means of optic fibres closing it on five sides and give them the sense of wonder when the light they diffused in the room changes.
Mario Ceroli continues the long route started in 1975 with the pieces-of-furniture for the church of Consorzio in Porto Rotondo and continued in 1987 in the Church Santa Maria del Redentore in Roma, designed by Pier Luigi Spadolini – together with the Istituto superiore di polizia di Roma, for which he realised the furnishings of the chapel and of the auditorium. But “Mirabili” – he writes – realised all his “usable sculptures, that can be touched”, as the chair Mobili nella valle, recalling De Chirico, and tables such as Rosa dei venti, bringing the monumental furnishings to a domestic dimension. Bed like Bocca della verità and Ovali couple the sculptural impressiveness of the shake with the rigour of material they re made of, raw pine wood that since decades is one of the artistic marking point of the artist.
The mythological Helioendimio by Luigi Ontani is placed between sun and moon. The former is baroque, golden, winged: it is bead head staring with a shiny look and with a monocle. The latter is silver slightly curved and closes the furniture on the opposite part. Both are carved in wood and bring with them the visionary sign of the artist and are separated by the deep blue starry sky blanket, interwoven with golden embroidery.
Genoa, 21st March 2007